gennaio 13

C’è stato un tempo in cui la pubblicità non interrompeva le giornate. Le accompagnava.

Si chiamava Carosello e non era solo uno spazio televisivo.

Era un rito. Un confine simbolico. E dopo Carosello si andava a letto.

Non vendeva soltanto prodotti.

Raccontava storie. Creava personaggi. Insegnava il ritmo dell’attesa.

Piccoli cortometraggi serali che hanno formato l’immaginario di intere generazioni.

Da Calimero a Caballero e Carmencita, da Jo Condor alla Linea, fino alle grandi saghe pubblicitarie che sono venute dopo.

Per anni la pubblicità ha saputo intrattenere, far sorridere, persino far sognare.

Oggi viviamo immersi in spot che chiedono attenzione senza concedere tempo.

Carosello, invece, entrava in punta di piedi.

E forse per questo lo ricordiamo ancora.

Abbiamo dedicato un articolo a quella stagione irripetibile della televisione italiana.

Un viaggio nella memoria collettiva, quando anche la pubblicità sapeva essere racconto.

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