Osserviamo spesso i giovani e ci colpisce un paradosso difficile da ignorare.
Sono sempre connessi, sempre presenti, eppure sempre più silenziosi.
Non perché non abbiano nulla da dire, ma perché non sempre trovano uno spazio sicuro dove farlo.
Un luogo in cui il silenzio non venga subito riempito, corretto, spiegato.
Forse il nostro compito non è offrire risposte immediate, ma restare ad ascoltare, senza fretta, accettando anche ciò che non comprendiamo subito.
Creare spazio, oggi, è già una forma di cura.