Il 28 gennaio ricorre l’anniversario della morte di Astrid Lindgren.
Molti di noi l’hanno incontrata da bambini attraverso un personaggio che ha lasciato un segno profondo nell’immaginario collettivo: Pippi Calzelunghe.
Una bambina libera, autonoma, ironica. Forte senza essere violenta. Ribelle senza essere cinica.
Pippi non era un modello costruito per “intrattenere”.
Era un esempio educativo silenzioso.
Mostrava che si può mettere in discussione l’autorità senza perdere umanità, che la forza può essere protezione, che la libertà non coincide con la sopraffazione.
Oggi, in un panorama mediatico spesso dominato da modelli aggressivi, linguaggi degradanti e semplificazioni emotive, vale la pena fermarsi a riflettere su quanto l’immaginario che offriamo ai più giovani contribuisca a formarli.
Le storie non sono mai neutre.
Diventano strumenti interiori.
Diventano visione del mondo.
Nel nostro ultimo articolo sul blog di UAM.TV abbiamo provato a ripartire da Astrid Lindgren e da Pippi Calzelunghe per interrogarci su che tipo di esempi, narrativi e umani, servano oggi per accompagnare bambini e adolescenti nella crescita.