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03 gen 10:06

Sergio Leone non ha raccontato il Far West.
Lo ha reinventato.

Ha preso un mito americano e lo ha attraversato con uno sguardo europeo, sporco di polvere, silenzi, attese interminabili e volti che parlano più delle parole.
Con lo spaghetti western ha cambiato per sempre il linguaggio del cinema, influenzando generazioni di registi in tutto il mondo.

E poi, alla fine del suo percorso, ha consegnato al cinema un’opera immensa e malinconica: C’era una volta in America.
Un film sul tempo, sulla memoria, sulle occasioni perdute. Un film che non corre, non consola, non semplifica. Osserva. E resta.

A distanza di anni, il suo tocco ci manca ancora.
Perché Sergio Leone non faceva film per distrarre, ma per incidere.

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02 gen 10:34

Isaac Asimov non ha scritto solo di robot e futuri lontani.
Ha scritto di noi. Delle nostre responsabilità. Dei limiti che scegliamo di darci, o di ignorare.

Le sue Leggi della Robotica non erano regole tecniche, ma domande etiche travestite da fantascienza.
La Psicostoria della Fondazione non era una profezia, ma un modo per riflettere sul destino collettivo, sul peso delle masse, sul fragile equilibrio tra conoscenza e potere.

In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale è entrata nelle nostre vite quotidiane, tornare a leggere Isaac Asimov significa allenare lo sguardo, rallentare il pensiero, ricordare che nessuna macchina potrà mai sostituire la responsabilità umana.

Abbiamo dedicato a lui un articolo sul blog di UAM.TV:
un viaggio tra robotica, Psicostoria e una intervista immaginaria in cui Asimov riflette sull’IA di oggi e propone nuove “leggi” per il nostro futuro.

👉 Leggilo qui

Perché il futuro non è qualcosa che accade.
È qualcosa che scegliamo, una decisione alla volta.

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01 gen 13:07

Non servono proclami per iniziare un nuovo anno.
Serve una soglia da attraversare con attenzione.

Abbiamo provato a raccogliere alcuni auguri veri per questo nuovo inizio:
più gentilezza che rumore
più tempo abitabile che fretta
più domande che certezze comode
più cura, per noi e per il mondo che ci ospita.

Un augurio che è anche un impegno: continuare a raccontare storie, persone e visioni che aiutino a guardare la realtà con occhi meno distratti e cuori più presenti.

Buon inizio.
Che sia un anno umano, imperfetto e vivo.

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31 dic 12:13

Chiudiamo il 2025 con uno sguardo diverso dal solito.
Non su ciò che ha fatto più rumore, ma su ciò che ha resistito in silenzio.

È stato un anno difficile, a tratti duro. Ma sotto la superficie delle crisi e delle paure, abbiamo visto anche altro: gesti di cura, comunità che tengono, cultura che continua a interrogare, persone che scelgono di non smettere di cercare equilibrio e comprensione.

Nel nostro piccolo, su UAM.TV, abbiamo provato a raccontare proprio questo. Persone, luoghi, tradizioni, azioni. Strade alternative alla semplificazione e al cinismo. Senza risposte preconfezionate, ma con domande sincere.

Ci siamo riusciti? Forse. Speriamo.
Di certo sappiamo che questo percorso ha senso solo se è condiviso. E se serve, siamo pronti a migliorarlo insieme.

Sul blog trovate il nostro articolo di fine anno.
È un modo per fermarsi un attimo, respirare, e ricordare che non tutto ciò che conta fa rumore.

Buon anno a tutte e a tutti gli amici di UAM.TV.
Continuiamo. Insieme.

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30 dic 11:42

Il 30 dicembre non è un giorno che promette.
Non inaugura, non celebra, non chiede bilanci.

È uno spazio di mezzo.
Ed è proprio lì che il cinema di Silvano Agosti trova casa.

Nei suoi film il vecchio mondo è già incrinato, ma il nuovo non si è ancora imposto. Resta l’essere umano, spoglio di ruoli e addestramenti. Uno sguardo che non spiega, non rassicura, non consola. Uno sguardo che interroga.

Sul blog di UAM.TV abbiamo dedicato un articolo a questo tempo sospeso e alla sua risonanza profonda con il cinema di Agosti, accompagnato dalla serie “D’amore si vive – Il cinema di Silvano Agosti”, disponibile sulla piattaforma.

Un invito a restare.
A guardare senza correre.
A prendersi la responsabilità dello sguardo.

👉 Leggi l’articolo sul blog di UAM.TV

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29 dic 10:46

Brigitte Bardot non è stata solo un’icona del cinema.
È stata una scelta.

Nel momento più alto della sua fama ha deciso di spostarsi ai margini, là dove lo sguardo raramente si posa. Ha usato la celebrità non per consolidare un mito, ma per denunciare una violenza normalizzata e invisibile: quella esercitata sugli animali.

Il suo impegno animalista non è mai stato ornamentale. È stato radicale, continuo, spesso scomodo. Bardot ha ricordato a tutti noi che la compassione non è un sentimento astratto, ma una responsabilità concreta. E che il progresso, se passa sulla sofferenza dei più vulnerabili, merita di essere interrogato.

Oggi sul blog di UAM.TV abbiamo pubblicato un articolo dedicato alla sua traiettoria più profonda.
Non un omaggio nostalgico, ma una riflessione su ciò che la sua vita continua a chiederci.

👉 Brigitte Bardot. Una vita dalla parte dei senza voce

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28 dic 12:09

Ci sono musiche che non raccontano una storia.
Ti mettono dentro un meccanismo.

Il Boléro di Maurice Ravel è una di queste. Un tema unico, ripetuto identico a sé stesso, senza sviluppo, senza deviazioni. Tutto cambia intorno, il volume cresce, l’orchestrazione si ispessisce, ma la musica resta lì, ostinata, implacabile.

È una progressione che affascina e inquieta proprio perché non evolve. Avanza come una macchina perfetta, senza chiedersi il senso del proprio movimento. E in questo ritmo che si ripete sembra rispecchiarsi la nostra idea di progresso: crescere, accumulare, intensificare, senza fermarsi mai a interrogarsi sulla direzione.

Ravel è morto il 28 dicembre 1937, alla fine dell’anno, in quella soglia sospesa in cui si fanno bilanci. E il suo Boléro, riascoltato oggi, continua a porre una domanda semplice e scomoda: stiamo davvero andando avanti, o stiamo solo aumentando il volume?

Sul blog di UAM.TV abbiamo dedicato un articolo a questa musica e a ciò che continua a dirci sulla ripetizione, sull’automatismo e sull’illusione di un progresso che non si mette mai in discussione.

A volte il vero cambiamento non è accelerare.
È fermarsi ad ascoltare.

lLeggil'articolo sul BLOG

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27 dic 11:01

Tra Natale e Capodanno esistono giorni che non chiedono di correre.
Non sono festa piena, non sono lavoro, non sono ancora futuro.

Le tradizioni popolari li chiamavano inermi: giorni in cui non si iniziava nulla, perché il tempo non era fatto per produrre, ma per preparare.

Forse abbiamo dimenticato il valore di questo spazio sospeso.
Il valore di restare, di non forzare, di lasciare che qualcosa maturi in silenzio.

Sul blog di UAM.TV abbiamo dedicato un articolo a questi giorni fuori dal tempo.
Un invito gentile a rallentare, proprio ora che l’anno sta per voltare pagina.

👉 I giorni inermi: il valore dimenticato del tempo

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26 dic 12:02

Il 26 dicembre è un giorno strano.
L’incanto del Natale è ancora lì, ma qualcosa cambia.

Nel mondo anglosassone si chiama Boxing Day. Non nasce come giorno di saldi, ma come tempo della ridistribuzione: ciò che resta viene rimesso in circolo. Cibo, oggetti, attenzione, cura.

Ci ha sempre colpito questo passaggio silenzioso.
Dal dono rituale al gesto responsabile.
Dall’abbondanza che accumula allo scarto che diventa relazione.

Nel blog di UAM.TV abbiamo dedicato un articolo a questo giorno di soglia. Non per celebrare il consumo, ma per interrogarci su ciò che facciamo di quello che avanza. E su come il Natale possa continuare anche quando le luci si abbassano.

👉 Leggi l'articolo

Se ti va, fermati un momento su questa domanda:
che cosa, oggi, può tornare a circolare?

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23 dic 10:56

Tra il 17 e il 23 dicembre la tradizione cristiana custodisce le O Antifone, antichi canti liturgici che accompagnano i giorni immediatamente precedenti il Natale. Tutte iniziano con una vocale prolungata, una O che apre l’invocazione prima ancora delle parole.

Questo elemento sonoro permette un interessante parallelismo con il suono Ohm, presente nei mantra delle tradizioni asiatiche come vibrazione originaria, precedente al significato concettuale. In entrambi i casi, il suono anticipa la parola e ne prepara il senso.

Sul blog di UAM.TV abbiamo pubblicato un articolo dedicato alle O Antifone come soglia tra parola, silenzio e attesa, mettendo in relazione il canto liturgico medievale e una visione più ampia del suono sacro.

👉 Leggi l’articolo sul blog di UAM.TV